Per chi ci lavora
Cosa dicono le regole sull'intelligenza artificiale a chi lavora in un'università e non insegna: dati riservati, strumenti forniti, atti amministrativi, formazione.
È il pubblico che le policy trattano peggio. Quasi tutte sono scritte pensando alla didattica, e l'amministrazione compare in fondo, in una riga — quando compare. Anche questo è un dato, e questa pagina comincia da lì.
Non è scontato. Le policy nascono per la didattica e la ricerca; l'amministrazione viene estesa in un secondo momento, o non viene estesa affatto. Bologna è l'unico ateneo che dichiara per iscritto di escludere il personale tecnico-amministrativo, in attesa di linee guida ministeriali che al momento della verifica non risultano pubblicate.
La Policy non si applica all'uso dell'intelligenza artificiale generativa a supporto delle attività svolte dal personale tecnico amministrativo per le quali si attendono specifiche linee guida ministeriali di prossima pubblicazione.Alma Mater Studiorum - Università di Bologna — Premessa
È la regola che riguarda più da vicino chi lavora con protocolli, fascicoli, dati di studenti e di personale. Dove esiste, è netta: non vanno inseriti dati personali o riservati negli strumenti di intelligenza artificiale, e la responsabilità resta di chi li inserisce.
La differenza non è di comodità: uno strumento fornito dall'ateneo ha un contratto dietro, e quel contratto dice se i dati che ci metti servono ad addestrare il modello. Con un account personale, no.
Pochissimi atenei affrontano il punto per gli atti amministrativi, e quelli che lo fanno chiedono la stessa cosa: che la decisione resti umana e che il procedimento sia ricostruibile.
È la promessa più diffusa dell'intero censimento, e anche la più generica: quasi tutti gli atenei che hanno un documento si impegnano a formare il personale, quasi nessuno dice su cosa, quando e con quali ore.
Regole ufficiali sull'intelligenza artificiale, ateneo per ateneo, con la fonte sempre accanto.